Il 1 giugno 1926 nasceva Marilyn Monroe. 100 anni dopo rendiamo omaggio alla sua grandezza di donna e di attrice con una selezione di capolavori che la vedono protagonista, diretta da 3 giganti del cinema americano: Billy Wilder, Howard Hawks e John Huston.
A qualcuno piace caldo, Gli uomini preferiscono le bionde, Quando la moglie è in vacanza, Gli spostati: 4 capolavori restaurati e in versione originale sottotitolata per uno sguardo diverso su Marilyn, per capire meglio le ragioni del suo mito. Rivedere i film che ha illuminato con la sua presenza sarà il modo migliore per ritrovarla, per riconoscere la sua assoluta, incandescente e scomoda unicità.

GLI UOMINI PREFERISCONO LE BIONDE
di Howard Hawks
(Gentlemen Prefer Blondes, USA/1953, 91’)
Una blonde come nessun’altra e una bruna esplosiva percorrono in lungo e in largo i corridoi, i ponti e le oniriche scale d’un panfilo. Lusso e lascivia, crudeltà nascoste e divertimento sopraffino. Seconda e ultima commedia musicale di Hawks dopo Venere e il professore. “La ninfomania tranquilla di Dorothy, la cupidigia ragionata di Lorelei non generano nessun conflitto tra le due amiche […] Hawks infilza sullo schermo come farfalle in un quadro la mostruosità di ognuna di loro, luminosa di evidenza e semplicità. Il tono hawksiano è altrettanto estraneo, nella sua asciuttezza, al disprezzo come alla compassione o alla connivenza nei confronti dei personaggi” (Jacques Lourcelles). Diamanti a colazione, e il matrimonio come ultima catwalk. (Paola Cristalli)

di Billy Wilder
(The Seven Year Itch, USA/1955, 105’)
Una torrida notte dell’estate 1955, a New York. Moglie e figli al mare. Mentre gli scapoli pro tempore a Manhattan si limitano a sciamare in gruppo cacciando donne vere, il piccolo editor di cattiva letteratura Tom Ewell inventa solo per sé Marilyn Monroe, e ne nutre con cura l’immagine sontuosa, carezzevole e aliena. Un alluce infilato nel rubinetto della vasca, tra nuvole di schiuma e lampi di pelle nuda. Un plissé bianco sollevato dal vento della metropolitana (nei due takes montati da Wilder, meno generosa e voyeuristica di quanto risulti dalle foto di scena), capolavoro di Billy Travilla, costumista della Fox. Concretezza surreale, costruzione dell’archetipo: lei non ha nome, è solo ‘The Girl’. (Paola Cristalli)

A QUALCUNO PIACE CALDO
di Billy Wilder
(Some Like It Hot, USA/1959, 121’)
La più celebrata commedia americana d’ogni tempo, sarabanda dei generi e dei sessi, apoteosi della gag, del doppio senso e del travestimento. E tuttavia A qualcuno piace caldo è anche apoteosi del romance, e lo è grazie a Marilyn Monroe. Che nella vita stava andando alla deriva, e che, nell’arte, il genio di Wilder portò al vertice assoluto. Sugar Kane è la sola vera eroina romantica nel destino di Marilyn: geneticamente disposta alla malinconia, tutta una fragilità e un tremolio, corpo espanso che Charles Lang e Orry-Kelly svestono di luce, ragazza che vuole essere amata e poi vuol farla finita con l’amore in due canzoni che ancora mettono i brividi. Solo per lei la sarabanda queer si ferma, nel tempo sospeso dell’aurea misura, della sovrannaturale armonia, della sensuale simultaneità degli eventi. (Paola Cristalli)

GLI SPOSTATI
di John Huston
(The Misfits, USA/1961, 124’)
Si ucciderebbero così anche i cavalli, se non fosse per gli occhi malinconici d’una bionda. Troppe nuvole in viaggio nei cieli del Nevada, troppe anime scorticate, troppa Marilyn in declino psichiatrico. L’impossibilità, qui, è l’impossibilità di futuro, il senso incombente della fine: “Un gioco della verità in cui è difficile discernere il confine tra vita e rappresentazione: è l’apoteosi di Gable che morì undici giorni dopo la fine delle riprese; la separazione di Marilyn Monroe da Miller, preludio della sua tragica fine” (Morandini). (Paola Cristalli)